Falsi Omicidi

1)

Rabbiosa si inerpicava sui crudi tornanti dei Sibillini. Fabrizio Pascali aveva massacrato a coltellate la moglie, Ivana Kushnir, di nazionalità russa, e i due figli, Lucio e Carlo. Ileana, la figlia più grande, era fuggita alla furia omicida del padre e si era rifugiata in paese da dove aveva chiamato la polizia.

Parcheggiò l’auto di fronte ai resti della chiesa. L’orologio del campanile, incongruamente intatto dopo il terremoto, batteva l’ora.

Arrivò alla stalla.

Il corpo della donna giaceva scomposto nella mangiatoia.

Salì in casa e arrivò alla camera dei ragazzi. La poliziotta li trovò sotto il letto.

Ridiscese alla stalla. Il frastuono era insopportabile: le mucche non erano state munte e i vitelli chiamavano le madri.

2)

Il medico alzò gli occhi dal cellulare.

«Sono stati uccisi tra le cinque e le sei», comunicò. «C’è qualcosa che non mi torna, però».

«Cioè?»

«I fendenti, sia quelli inferti sia da destra che da sinistra, presentano la stessa profondità. Quelli di sinistra, di solito, hanno meno forza».

«Mi sta dicendo che anche se il Pascali fosse ambidestro non avrebbe potuto colpirli in quel modo?

«Più o meno».

«Mi dica della donna».

«La scia di sangue non mi convince».

«Dottore, sia più preciso».

«Dovrebbero esserci delle chiazze di sangue già sul portone, quando ha iniziato a colpirla, e invece tutto il sangue sta solo qui, dove l’abbiamo trovata».

«Non la seguo. Il Pascali uccide i figli. La donna scappa e si dirige verso la stalla. Lui la raggiunge e la colpisce. La donna fino qui dove viene ammazzata. Dov’è il problema?»

«Non è andata così. La donna è stata colpita all’inguine con tre fendenti là, all’ingresso della stalla, dove inizia la scia. Ma non ci sono chiazze di sangue».

«Forse sono state cancellate dalla pioggia».

«Ho controllato: la pioggia questa notte non è stata così violenta e non è durata a lungo; quindi, non può aver lavato via tutto il sangue. Avrei dovuto trovare una qualche traccia e invece niente».

«Mi sta dicendo che qualcuno ha eliminato le impronte?».

«No. Affermo solo che l’assassinio non è avvenuto come sembra».

«E perché questa messinscena?»

«È lei la poliziotta, dottoressa», e riprese a dettare al cellulare.

La raggiunse il tecnico della Scientifica.

«Non si trova il coltello», disse.

«Che vuol dire: non si trova il coltello. Avete guardato bene?». Il commissario stava perdendo la pazienza.

«Abbiamo cercato da tutte le parti e non lo abbiamo trovato».

«Il marito prima ammazza tutti e poi ci nasconde l’arma: ho capito bene?»

«È lei il capo», rispose l’agente.

Il commissario si trattenne. Non doveva perdere tempo con dei maschi permalosi.

Scese in paese dalla figlia.

La ragazza stava raggomitolata nella poltrona, la faccia nascosta. Sentì entrare il commissario e alzò il viso: era bellissima, di una bellezza feroce, tuttavia. Una luce metallica, come di un mare in tempesta, le illuminava gli occhi, in un miscuglio di rabbia e di dolore.

Prese una sedia e le si accostò. La ragazza, con gesto istintivo, si ritrasse.

«Mi chiamo Lucia Ricci e ti devo fare alcune domande».

Lei fece segno di no con la testa ma il commissario sapeva che quelle prime risposte sarebbero state determinanti.

«Papà e mamma litigavano?»

Ileana fece di sì con la testa

<E sai perché?>

La ragazza non rispose.

«Ileana, se non mi rispondi ti devo portare in questura e lì ti farò le stesse domande dimchè non mi darai le risposte che mi aspetto».

«È stato il mio patrigno: ha ucciso mia madre e i miei fratelli. Che cosa devo dire ancora?»

«Noi viviamo di particolari, Ileana, e scaviamo finché le tessere non vanno al loro posto».

«Cioè, voi volete mettere ordine in questo macello?», chiese, sarcastica.

«Riprendiamo da capo». Sapeva che la giovane aveva ragione ma lei doveva fare il proprio lavoro. «Papà e mamma litigavano?»

«Sì. Di continuo. Io e i miei fratelli non ne potevamo più».

«E mi sai dire perché?»

«Se ho capito bene l’azienda agricola non andava bene».

«Mi sai dire qualcosa di più?»

«No. So solo che mia mamma si era stancata di vivere qui».

Inutile insistere. Si sarebbe informata.

«Raccontami di te, adesso».

«Ho sentito le urla dei miei fratelli e di mia mamma e sono scappata»

«Naturale. La porta della camera dei tuoi fratelli era aperta?»

«Non lo so. Non ci ho fatto caso», si corresse. «Io ho solo pensato a scappare».

«Ovvio. Hai visto tuo padre?».

«No».

«E nemmeno tua mamma?».

La ragazza si fece attenta. Il commissario la teneva di continuo in bilico, obbligandola a giustificare ogni singola parola e mettendole addosso un irritante senso di colpa come se non fosse mai chiara e precisa nell’esposizione dei fatti.

«No. Sono rimasta nascosta dietro casa».

«Giusto. Così tuo padre non ti ha vista. E non hai sentito nient’altro, dico bene?»

«No, non ho sentito niente», fece la ragazza, attenta a usare le parole esatte.

«Beh! proprio niente non penso. Immagino che le mucche abbiano muggito impaurite».

«Non ci ho fatto caso. Ero troppo spaventata e appena mi è stato possibile sono scappata dalla mia amica».

«Ovvio», confermò il commissario, rassicurante. «Sei stata brava e mi hai aiutato molto», confermò Lucia Ricci.

Salì alla casa padronale. Voleva rivedere la disposizione delle camere. Una scala a chiocciola conduceva dal primo piano alla mansarda della figlia. Vi salì e fece il percorso all’inverso. Scosse la testa più volte: non riusciva a dare un filo logico alla sequenza dei fatti.

Decise di ritornare in città.

3)

«Aspettiamo la relazione della Scientifica e quella del medico legale: avremo le idee più chiare», fu la risposta del questore ai dubbi della poliziotta. «Certo, non aver trovato il coltello è un bel problema. Staremo a vedere». «No», continuò alla faccia dubbiosa di Lucia Ricci. «L’assassino è il marito fino a prova contraria. Informati sui litigi della coppia. Controlla i conti e vedi se avevano difficoltà economiche. Parla con quelli del paese anche se, come al solito, ci diranno che era una coppia perfetta».

        «Forse la moglie, stanca di fare la contadina, voleva ritornare dall’ex marito».

        «Suscitando la gelosia del Pascali, quindi. Sì, potrebbe essere un motivo della strage. Fammi sapere».

        Lucia Ricci telefonò a un collega della Finanza. Il Pascali aveva chiesto un contributo per le aree terremotate che gli era stato negato. Aveva proposto ricorso al Tribunale che non si era ancora pronunciato. Era corsa voce che una società volesse comprare l’azienda: le avrebbe fatto sapere.

        La buona notizia fu il ritrovamento del coltello. La Scientifica lo aveva trovato nel torrente, un centinaio di metri più a valle.

        Inaspettato fu l’arrivo dell’ex marito e della figlia, accompagnati dal loro avvocato, Giulio Principi.

Il padre di Ileana aveva proposto al Pascali di rilevare l’azienda ma lui aveva rifiutato.

        «Gli ho fatto un ottima offerta, mi creda signor questore. Conveniva pure a lui, alla fin fine. D’altra parte, cosa altro poteva fare?»

        «Vincere la causa?», lo interruppe Lucia Ricci.

        «Dottoressa, i buoni affari si fanno cogliendo l’attimo. Ad ogni modo, con il Pascali eravamo in trattativa ma chi se lo sarebbe aspettato tutto questo macello?».

        Il display del commissario si illuminò. Lucia Ricci uscì dalla stanza e rientrò dopo un paio di minuti.

        «Il collega della Finanza mi assicura che il Pascali aveva ottime possibilità di vincere la causa e di ottenere il contributo. Lo sapeva?»

        «Certo che no», rispose, spazientito

        «Non si scaldi troppo. Nessuno la sta accusando di niente. Per ora».

        «Il “per ora” suona inutilmente minaccioso».

        «Verificheremo»

        «Mia figlia vuole specificare meglio le dichiarazioni fatte alla dottoressa Ricci», si limitò a dire il padre.

4)

        Il commissario guardò la ragazza. Aveva lo sguardo fisso davanti a sé. Terrea in volto. Era vestita con estrema sobrietà di nero. Era in lutto, in definitiva.

        «Il mio patrigno litigava di continuo con mia madre …»

        «Questo ce lo hai già detto, Ileana».

        «Il motivo dei litigi ero io. Avevo deciso di trasferirmi da mio padre».

        Il questore e il commissario rimasero in attesa della continuazione. Si intromise l’avvocato.

        «La mia cliente aveva la sensazione che il patrigno si comportasse con lei in modo diverso».

        «La insidiava?»

        La ragazza teneva la testa abbassata ed era diventata tutta rossa. Poi iniziò a piangere. Prima piano e poi, via via, in modo sempre più violento e incontrollabile. L’avvocato la prese tra le braccia e riuscì a tranquillizzarla.

        «Dottoressa, è evidente che la mia cliente non ha riscontri oggettivi altrimenti l’avrebbe denunciato per molestie. Si era confidata con la mamma, però».

        «Avvocato, la madre è morta. Ci sono altre dichiarazioni che la sua cliente vuole fare?»

        Il questore non voleva impantanarsi in discussioni sterili.

        «La mia cliente vuole ribadire che, nello scappare, è passata davanti la camera dei fratelli».

        «E …?»

        «Ha visto il patrigno colpire i fratelli».

        «Era solo?»

        «Certo che era solo», urlò la ragazza.

        «Bene», fece il questore. «Mi sembra sufficiente. Grazie per la vostra collaborazione. Se doveste avere altri particolari da aggiungere fatecelo sapere».  Si alzò dalla sedia e li accompagnò alla porta, stringendo la mano ad ognuno.

5)

        «Adesso ci fermiamo e ci prendiamo una pausa», disse, rivolgendosi alla Ricci.

        Il caffè del distributore automatico era pessimo e i cornetti gommosi. Furono raggiunti dall’agente della Scientifica.

        «Rovistando nel letamaio, abbiamo trovato i resti di guanti monouso usati dagli assassini. Hanno anche cercato di bruciarli ma non ci sono riusciti.

        Lo scenario si modificava in modo radicale, dopo quella scoperta.

        «Inoltre», continuò, «abbiamo trovato tracce di pneumatici. Un fuoristrada, probabilmente».

        «Ieri notte ha piovuto», precisò il commissario al questore.

        «Brava. E …?», continuò, rivolgendosi all’agente.

        «In paese mi hanno assicurato di aver visto un fuoristrada scuro».

        «Agente, di notte? con la pioggia?»

        «Signor questore, dopo il terremoto la gente ha paura degli sciacalli. Una donna mi ha detto di aver sentito il rumore di una auto. Si è alzata per controllare ed è rimasta alla finestra. Dopo un bel po’ ha visto scendere un fuori strada scuro».

        «Dobbiamo ricominciare tutto da capo». Il questore non riusciva a esserne contento. «Andiamo in ospedale», aggiunse, rassegnato.

        Il Pascali era uscito dal coma e, pur molto affaticato, rispose alle domande dei poliziotti.

        Seguirono giorni frenetici. Le indagini si fecero più serrate: la pista da seguire era chiara, ormai. Eppure, dopo una settimana si ritrovarono con un pugno di mosche in mano. Risalirono al proprietario del fuoristrada, l’avvocato Principi, che non ebbe alcuna difficoltà ad ammettere di essere salito quella sera dal Pascali e di avergli consegnato l’ultima proposta per l’acquisto dell’azienda.

        «Probabilmente», fece il questore, «la moglie voleva che il marito vendesse la proprietà mentre il Pascali non era per niente d’accordo. Ne è scoppiata una lite e il Pascali è andato fuori di testa».

        Il Pascali, tuttavia, negò, nel modo più assoluto, di aver ucciso la moglie e i figli. Affermò, al contrario, di essere stato aggredito nel sonno, di aver perso i sensi e di essersi risvegliato nel letto dell’ospedale.

        «Chi è stato, allora?». La domanda del questore non trovava alcuna risposta.

        Fu il commissario ad avanzare una ipotesi che fece strabuzzare gli occhi del questore. «E se fossero l’ex marito e l’avvocato i responsabili di quella carneficina?»

        «Perché?»

        «Per avere l’azienda».

        «Non mi sembra un motivo valido».

        «Lo è invece. Oggi sono stata in Comune e ho scoperto che in quella zona si vuole costruire un grande complesso turistico. Con i soldi del terremoto».

        «Di quanto stiamo parlando?», chiese il questore, del tutto attento, ora.

        «Di svariati milioni. E sono tutti contributi a fondo perduto. Lo Stato e la Regione pagano, il Comune incassa e li trasferisce all’avvocato Pacifici e all’ex marito».

        «Dovremo verificare, però».

        «Certo. E c’è una piccola postilla».

        «Cioè?»

        «La ragazza e l’avvocato sono amanti».

        «Beh, questa mi sembra proprio grossa. Hai le prove?»

        «Ho trovato l’albergo dove si incontravano». E fece il nome del più rinomato hotel sulla costa.

        Anche il sostituto procuratore rimase meravigliato della banalità di quell’errore. «Ma il padre era al corrente di tutto questo?», chiese. «Ovvio che sì», rispose il commissario. «In questo modo aveva l’avvocato in pugno».

        Seguì un processo lungo e complesso. Poco prima della sentenza l’avvocato Pacifici fu trovato morto. Del padre e della figlia non si seppe più nulla. Il Pascali uscì dall’ospedale.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *